Chi siamo

Chi siamo

L'amicizia ebraico cristiana (AEC) di Torino è una libera associazione, senza scopo di lucro, di persone, che intendono affermare, promuovere, coltivare, approfondire la conoscenza e l'amicizia tra ebraismo e cristianesimo. Essa è fondata sull’affermazione della parità, sul piano morale e spirituale, di ogni fede in ogni tempo, sul riconoscimento reciproco e sul rispetto dell’identità personale e collettiva dei soci e sulla rinuncia a qualsiasi azione di proselitismo.

Scopo principale dell’associazione è promuovere lo studio della storia e delle radici dell’intolleranza in ogni sua forma e aspetto, con speciale attenzione all’antisemitismo che origina da matrice religiosa, approfondendo il rapporto tra teologia e pensiero “comune”; prendendo posizione in merito, in ogni sede opportuna, e formulando proposte per la rimozione di cause ed effetti provocati dal pregiudizio e dall’odio soprattutto se di natura culturale, fideistica, religiosa e razziale.

L’AEC di Torino dal 1989 aderisce alla Federazione delle Amicizie ebraico – cristiane d’Italia Federaec che a sua volta è membro dell’ “International Council of Christians and Jews” (ICCJ). .

Un po' di storia

- Foto di gruppo dei partecipanti alla Conferenza di Seelisberg -

         Nell’immediato dopoguerra, dopo la tragedia della Shoah, nell’estate del 1947, dal 30 luglio al 5 agosto, a Seelisberg, in Svizzera, si incontrarono un centinaio di delegati provenienti da 19 paesi, personalità del mondo della cultura e rappresentanti delle Chiese: cattolici, protestanti, ortodossi vi erano anche numerosi esponenti del mondo ebraico. La finalità dell’incontro era iniziare a studiare e approfondire le origini dell’antigiudaismo cristiano, riconoscendo la grave responsabilità cristiana nel genocidio degli ebrei. Nelle intenzioni dei promotori, fra cui lo storico Jules Isaac, il rabbino Jacob Kaplan il filosofo Jacques Maritain, la Conferenza “Conférence d’urgence contre l’antisémitisme” doveva determinare un cambiamento radicale dell’ atteggiamento delle Chiese cristiane rispetto all’insegnamento tradizionale sull’ebraismo e sugli ebrei, caratterizzato dal “disprezzo”. Si trattava di mettere i cristiani, di tutte le confessioni, di fronte alle proprie responsabilità e di chiedere loro un cambiamento decisivo, conseguente all’assunzione di responsabilità e al pentimento (in ebraico Teshuvà) nell’insegnamento e nella catechesi.

Per la prima volta a livello di una Conferenza internazionale, che si teneva in Europa, la “questione” ebraica veniva considerata nella prospettiva giusta: non sono gli ebrei ad essere un problema, ma è l’odio contro di loro che va denunciato e combattuto. Ai partecipanti venne distribuito un dossier informativo che documentava in modo dettagliato la condizione degli ebrei nei vari paesi europei, il loro rapporto con le istituzioni, la posizione del governo, delle chiese protestanti e cattoliche sugli ebrei, le tendenze antisemite palesi e latenti nei loro confronti e le proposte pratiche per opporsi all’antisemitismo.

La terza Commissione, composta esclusivamente da Cristiani, (cinque per la precisione), esaminò 18 proposizioni, preparate da Jules Isaac per respingere lʼantisemitismo e le discusse, via via, con la delegazione ebraica. Il risultato fu la Dichiarazione conosciuta come i 10 punti di Seelisberg. . Il documento inizia con un appello indirizzato alle chiese, cui segue l’enunciazione di quattro cose da ricordare e sei da evitare, principalmente nell’insegnamento e nella predicazione, per poi chiudersi con due suggerimenti. Tale Dichiarazione costituisce una pietra miliare nelle relazioni delle chiese con l’ebraismo e rappresenta un punto di partenza da cui presero l’avvio le successive dichiarazioni. Nella Conferenza ci fu anche il debutto dell’associazione internazionale delle amicizie ebraico-cristiane, che assunsero come base i 10 punti. Iniziò, così, un percorso, tutt’altro che compiuto, ma decisivo, di ripensamento all’interno delle varie confessioni cristiane.

In seguito, in Francia nel 1948, grazie al senso di responsabilità e all’impegno dello storico Jules Isaac, autore del libro Jésus et Israel, uscito in Francia lo stesso anno, si costituisce il primo gruppo di «Amitié judéo-chrétienne»; la prima fu quella di Aix en Provence. E’ in tali associazioni, formate da persone convinte e determinate e nel loro costante lavoro di studio e approfondimento che Isaac concepisce il rimedio più efficace contro il vecchio odio antisemita. L’dea di fondo è di far emergere le radici profondamente ebraiche del primo cristianesimo, perché le due religioni possano ora rincontrarsi su basi sane e solide.

In Italia

Il 1950 è l’anno della fondazione a Firenze della prima associazione italiana di Amicizia ebraico-cristiana. Il nucleo iniziale era formato da personalità eminenti quali Aldo Neppi Modona, Giorgio La Pira e dall'apporto fondamentale di tanti soci che presto vollero unirsi da ogni parte d’Italia. In quegli anni, non facili, ebrei e cristiani (cristiani fin dall'inizio di ogni confessione) cominciarono a incontrarsi regolarmente, mossi semplicemente da spirito di amicizia e di fratellanza. Essi diedero vita nel 1951 a un Bollettino, che esce dal 1966 in edizione a stampa e viene distribuito, oltre che ai soci e ai simpatizzanti, anche a moltissime biblioteche pubbliche e appartenenti a istituti religiosi in tutta Italia, fornendo informazioni sull’attività dell’AEC e diffondendo studi originali, recensioni, traduzioni e notizie non facilmente accessibili, derivate dalle numerose riviste straniere ricevute per scambio. Tra le pubblicazioni curate dall'Amicizia ebraico-cristiana di Firenze, va ricordata la traduzione italiana dell'opera di Jules Isaac Gesù e Israele a cura di Ebe Finzi Castelfranchi, Nardini editore, 1976.

Successivamente, gli anni ‘80 hanno visto la nascita di altre cinque AEC, per ordine di costituzione: Roma, Ancona, Torino, Napoli e Forlì (oggi amicizia della Romagna) ed in seguito, Cuneo, Alto Garda, Livorno, Bologna. Elemento propulsivo e di coesione sono stati in particolare i Colloqui ebraico-cristiani di Camaldoli (Il primo si svolse nel dicembre del 1980) e gli incontri annuali del SAE ( Segretariato Attività Ecumeniche) a La Mendola- della cui ideazione e organizzazione l’AEC è stata corresponsabile. Questi appuntamenti nazionali si sono imposti come punto di riferimento obbligato per il dialogo ebraico-cristiano nel nostro paese. Anche in ambito protestante sempre negli anni ‘80 si sono svolti incontri ebrei-cristiani in agosto ad Agape località Prali in val Germanasca, una caratteristica particolare di questi ultimi era la presenza anche di pastori e persone provenienti dall’est Europa.

A Torino

L’AEC di Torino nasce, proprio, da un’idea “sbocciata” al SAE nel 1985. Tornati in città alcuni membri del SAE si sono riuniti ed hanno dato vita al nucleo fondatore dell’AEC di Torino, che si costituisce il 28 maggio 1986 ed adotta lo Statuto dell’associazione. Rabbino di Torino era Rav Menachem Emanuele Artom, con cui si ebbero stretti e amichevoli contatti. Tra gli altri, c’erano Marisa Malvano Avigdor, promotrice dell’associazione, don Giuseppe Ghiberti, il pastore battista Enrico Paschetto, i pastori valdesi Alberto Taccia e Eugenio Rivoir, il parroco ortodosso Gheorghe Vasilescu, lo scrittore Sion Segre Amar, il dott. Piero Luzzati, Ernesto Riva, che fu il primo presidente. Nel 2005 Marisa Malvano Avigdor e Sion Segre Amar sono stati nominati presidenti onorari.

Menzioniamo con riconoscenza e gratitudine i soci fondatori dell’ AEC torinese, sottoscrittori dell’atto costitutivo: Barbierato Liliana, Basso Fornari Olga, Berto Daria, De Bernocchi Anna, Ghiberti Giuseppe, Leone Laura Maria, Luzzati Dolores, Luzzati Piero, Malvano Avigdor Marisa, Malvano Maria Vittoria, Paschetto Enrico, Riva Ernesto, Sion Segre Amar, Taccia Alberto, Tosatti Teodora, Valli Paschetto Palmira, Volta Pidello Eugenia, Vasilescu Gheorghe.

Lo statuto AEC Torino

Il nostro Statuto