LETTERA PER IL 17 GENNAIO
2009
GIORNATA PER LA CONOSCENZA DELL'EBRAISMO
Quest’anno non prenderemo parte
all’organizzazione della Giornata per la conoscenza dell’ebraismo,
che da alcuni anni ha luogo il 17 gennaio. Vi è nota, infatti,
la modifica, apportata da Papa Benedetto XVI, alla preghiera
per gli Ebrei nella liturgia in lingua latina del Venerdì
Santo, in cui è espresso l’invito ai fedeli a pregare affinché gli
Ebrei alla fine riconoscano “Gesù Cristo Salvatore”. Vi abbiamo pure
comunicato che, in seguito a tale cambiamento, il direttivo AEC
aveva aderito con un documento al Comunicato dell’Assemblea
rabbinica italiana del 6 febbraio 2008, che chiedeva una pausa di
riflessione nel dialogo con i cattolici, che tuttora perdura. La
nostra decisione é sofferta, ma speriamo che da questo momento di
silenzio possa nascere un nuovo modo di riconoscere la diversità nel
pieno rispetto della fede dell’altro/a.
il Direttivo della AEC Torino
Roma, 27 dicembre 2008
Al
SAE
nazionale e
in particolare al
SAE di Roma
A Joseph
Sievers,
Centro card.
Bea
Studi Giudaici
A
Matteo Ferrari,osb,
Colloquio Ebraico-Cristiano di Camaldoli
E, per
conoscenza:
A
Rav Riccardo Di Segni,
Rabbino Capo
di Roma
A
padre Benedetto Tuzia,
Vescovo
Ausiliare di Roma (CEI)
A
padre Vincenzo Paglia,
Presidente della Commissione per
l’Ecumenismo e il Dialogo
della C.E.I.
A
don Marco Gnavi,
Direttore dell’ Ufficio Ecumenismo e Dialogo del
Vicariato di Roma.
Gentili
amici,
l’Amicizia
Ebraico-Cristiana di Roma, riunita assemblearmente , con
il Consiglio direttivo al completo e un buon numero di soci
presenti, ha esaminato con responsabilità la possibilità di
aderire anche quest’anno all’iniziativa
del “17 gennaio” che
tradizionalmente veniva celebrata assieme al Segretariato
Attività Ecumeniche (S.A.E.).
Benché nata
dalla, e nella, Chiesa di Roma, tale iniziativa, riunendo
cristiani (di diverse confessioni) ed ebrei, aveva un reale
respiro ecumenico.
Ma alcune
scelte della stessa Chiesa di Roma hanno recentemente procurato
una grave ferita e prodotto uno strappo nelle relazioni
ebraico-cattoliche.
E
all’autorevole nota del Rabbino
Laras, si sono aggiunte le dichiarazioni di indisponibilità
degli amici con cui facciamo cammino.
Non possiamo
quindi far altro che rinunciare ad una celebrazione
“unilaterale” che oltretutto, al di là della buona volontà degli
organizzatori, potrebbe costituire un messaggio confondente,
come se nulla fosse avvenuto.
Mentre è
accaduto qualcosa, da cui potrà addirittura nascere, in futuro,
un dialogo più sincero; purché non si neghi la ferita ma si
medichi pazientemente e penitenzialmente la piaga.
La tentazione
di scavalcare il conflitto con gesti simbolici di pace è
comprensibile, per la paura che tutti sperimentiamo in queste
situazioni, dell’aprirsi di nuovi incolmabili baratri, nei quali
poi si sprofonderebbe insieme.
Ma sarebbe un
atto di sfiducia nel lungo e proficuo cammino che il dialogo ha
compiuto in più di mezzo secolo, grazie al lavoro di tante
persone di comunione, note e meno note (agli uomini, ma ben
conosciute dall’Altissimo).
La nostra
decisione di rinunciare non significa contestazione della
diversa scelta fatta dalla Confessione Cattolica, per la quale
potrà essere un’occasione di riflessione interna sulle
recenti vicende che hanno
portato alla sospensione del dialogo.(1)
La nostra
speranza è di poter presto riprendere quel cammino
che, anche se diversificato quanto al metodo, è comune, nella
meta.
Convergiamo
infatti tutti verso un unico punto, da cui tutti proveniamo e a
cui stiamo faticosamente ritornando, con le sconfitte, le
ferite, le gioie che la vita ha fatto sperimentare a ognuno di
noi e alle nostre comunità, e con l’aggiunta di quelle di cui ci
siamo reciprocamente caricati.
Ecco,
l’augurio è di incontrarci nella gioia della riconciliazione,
piuttosto che nell’ansia e nel senso di colpa.
A nome di
tutta l’Associazione, con un fraterno saluto di pace,
Adelina Bartolomei
presidente AEC Roma
N. B. Chi volesse scaricare una copia della Lettera in formato PDF può cliccare qui