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Il Convegno ICCJ

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CONGRESSO  ICCJ  2013  - AIX-EN-PROVENCE
Il congresso annuale 2013 dell’ICCJ, Consiglio Internazionale di Cristiani ed Ebrei, si è tenuto a Aix-en-Provence, Francia, dal 1 al 4 luglio 2013.
Il tema scelto  per la Conferenza era «La laicità: un’ opportunità o una sfida per le religioni? In Francia e nel mondo»
La città di Aix en Provence è stata scelta come sede per il convegno, per celebrare il 50° anniversario della morte di Jules Isaac, suo cittadino, uno storico francese, ebreo, e un pioniere del dialogo ebraico-cristiano. Isaac è l’autore dell’espressione celebre “l’insegnamento del disprezzo” destinato a caratterizzare la storia dell’antigiudaismo cristiano e dell’antisemitismo. Fu uno dei più importanti partecipanti alla conferenza di Seelisberg nel 1947, nel corso della quale sono stati redatti i 10 Punti di Seelisberg e dove si può dire che l’ICCJ è nata o almeno è stata concepita. Il tema della conferenza, la laicità, è un concetto francese e la questione a cui dare delle risposte era se la laicità costituisce un’ opportunità o una sfida per le religioni.  Il Colloquio, fedele al richiamo di Jules Isaac alla stima reciproca, ha avuto lo scopo di  portarci a riflettere  insieme, attraverso tavole rotonde, conferenze e seminari,  attorno alla laicità, sul posto di Dio nel mondo e nei problemi della società. Nella Francia laicissima, dove si diffida molto della religione in generale, tale questione è oggi scottante e non può essere intesa alla stessa maniera che in altri paesi.
Le varie fasi del congresso si sono svolte in due sedi: l’alloggio dei congressisti, e la prima colazione  erano all’Hotel Campanile, mentre le riunioni plenarie, i dibattiti, le tavole rotonde, i seminari si sono svolti alla Baume, dove si consumavano anche i pasti, una ex residenza nobiliare e oggi centro per Congressi circondato da un grande e bellissimo parco.
I partecipanti al congresso sono stati 205, di cui 100 francesi e quasi 125 francofoni (cioè  Belgi, Svizzeri, Italiani, Spagnoli, Canadesi e qualcun altro). 20 i paesi rappresentati oltre la Francia, dai più vicini europei ai più lontani come la Nuova Zelanda o l’Australia, gli Stati Uniti, Israele, l’Argentina e il Brasile.
Si sono tenute in tutto  quattro sedute plenarie oltre la conferenza d’apertura su Jules Isaac, e 18 atéliers o seminari, divisi in 3 sessioni, in francese e in inglese.
Quanto ai relatori, la Chiesa cattolica di Francia era presente con 6 vescovi, mons. Pontier di Marsiglia, presidente della conferenza episcopale di Francia, mons Dagens, uno dei nostri relatori, mons. Dufour, arcivescovo di Aix en Provence, mons Beau, vescovo ausiliario di Parigi, mons Jordy, presidente del Consiglio per l’unità dei cristiani e le relazioni col giudaismo, e mons Deniau, vescovo emerito di Nevers.
Erano anche presenti molti pastori della Chiesa Protestante Unita di Francia, oltre alla pastora Florence Taubmann, che è anche  la presidente dell’AJCF. Si devono segnalare particolarmente Alain Massini, rappresentante la Federazione Protestante di Francia, Gilles Pivot per la regione Provence Alpes Côte d’Azur e il pastore di Aix-en- Provence  Christian Davaine.  Era anche presente il Gran Rabbino Haim Korsia autore di una brillante conferenza e altri rabbini.
Come d’abitudine, questo convegno ha riunito  un uditorio variato,  in un’atmosfera semplice e calorosa che facilitava gli scambi informali fra tutti, fattore essenziale per la riuscita di una tale manifestazione, oltre naturalmente la qualità del programma.
La questione della laicità e delle religioni è stata affrontata  secondo molteplici prospettive. Dal punto di vista ebraico e dal punto di vista cristiano sicuramente, ma anche secondo il punto di vista proprio a molti campi disciplinari (storia, diritto, filosofia particolarmente).  E’ stato affermato da tutti che il quadro della laicità (inteso sempre come una separazione fra Chiese e Stato) favorisce i grandemente il dialogo interreligioso, per  il fatto stesso che esso tiene fuori per definizione le questioni di potere. La laicità protegge tutti dagli abusi del potere e della religione quando le due cose si sovrappongono e si confondono. Il pastore Gilles Bourquin ha invitato a rinnovare la riflessione sulla storia del dialogo interreligioso. Essa permette di comprendere come i monoteismi sono arrivati a entrare in dialogo, ma permette anche di spiegare perché ci può essere una resistenza al dialogo da parte di Ebrei e cristiani:  quelli fra gli Ebrei che declinano l’invito al dialogo sono legati a una comprensione troppo rigida della tradizione di cui sono eredi e le sottraggono la plasticità di cui essa ha sempre dato prova nella storia. Invece i cristiani che si rifiutano al dialogo e si rifugiano nel trionfalismo, favoriscono una comprensione della Chiesa  che confonde cristianesimo e cristianità, e limitano la loro comprensione della tradizione a un deposito di cui bisognerebbe perpetuare la lettera più che lo spirito.  Per quegli ebrei e quei cristiani irrigiditi e chiusi al dialogo , il problema è dunque la modernità come invito alla spiritualizzazione dell’esperienza religiosa
Il principio di spiritualizzazione, ha insistito mons. Dagens, è appunto quello che ha permesso ai cristiani di situarsi all’interno delle società democratiche. Quando ordine sociale e ordine religioso sono separati nella società civile, la democrazia può instaurarsi e concorre all’affermazione della libertà di coscienza e della libertà religiosa Il regime democratico porta con sé beninteso la sua parte di tentazioni e regressioni. L’appartenenza può entrare in conflitto immediato con la laicità alla francese (compresa come una lotta contro tutti i clericalismi) formando  comunità di fede che imprigionano il credente più che liberarlo, e anche portare avanti  degli interessi comunitari che si oppongono all’interesse pubblico.
L’interesse pubblico può tuttavia coincidere con l’ideale religioso. Il gran rabbino Korsia ha insistito a molte riprese sulla missione essenziale delle religioni, le quali fanno camminare ciascuno sulla via della pace. L’esperienza ebraica, che traspira dalle frasi del Gran Rabbino, è un richiamo incessante  a non confondere l’unità con l’uniformità.  La pace coincide con l’interesse pubblico; il cammino verso la pienezza deve essere visto come un cammino di pacificazione (e d’amicizia!) fra individui differenti e differenziati.  Queste differenti posizioni concorrono a fare, dello spazio democratico e laico, un ecosistema favorevole al dialogo fra religioni.
Ma il tema del convegno invitava anche a riflettere sulla domanda se la laicità è una opportunità o una sfida per le religioni. A tale questione   i conferenzieri hanno risposto in maniere differenti, secondo la definizione che hanno dato al termine laicità. Un’unanimità tuttavia si è notata nell’apprezzamento della laicità come un luogo di opportunità, un luogo dove ciascuno è libero di vivere la sua identità e di definire le sue appartenenze come meglio crede. A  un gradino superiore la laicità appare come un luogo favorevole alla ricerca della verità e della giustizia: una ricerca marcata per noi dall’opera e dalla personalità di Jules Isaac la cui presenza ha aleggiato sempre su questo convegno.  Il confronto fra esperienze diverse, marcate dalla differenza dei vari contesti di provenienza dei congressisti, ha costituito per tutti una sorgente di arricchimento.
 Sono state organizzate anche visite e uscite all’esterno di questo sito. La prima visita, molto emozionante, è stata al Camp de Milles, uno dei più di 200 campi di concentramento in Francia ancora in piedi, seguita dalla conferenza del Presidente della Fondazione  dei Milles, Alain Chouraqui (sulla storia del campo e del sito attuale) e di padre Patrick Desbois (sul tema “Genocidio e modernità”), che  hanno molto impressionato i partecipanti.
L’ altra visita è stata alla bellissima città di Aix en Provence, seguita da un aperitivo offerto dalla municipalità nel magnifico parco del Pavillon Vendôme
Una cena di chiusura all’albergo La Bastide, luogo tipicamente provenzale, ha concluso piacevolmente questi giorni di lavoro in un’atmosfera distesa e conviviale.
Il convegno ICCJ è stato preceduto da due altri colloqui ugualmente riusciti alla Baume: Il convegno dell’IAF, cioè del dialogo trilaterale fra ebrei, cristiani e musulmani e  il convegno dei Giovani dell’ICCJ, il YLC. Dopo la fine del congresso, nella mattina di giovedì 4 luglio, si è svolta l’assemblea generale dell’ICCJ.
Possiamo anticiparvi che il Convegno ICCJ del 2014 si terrà a Buenos Aires, la città di papa Francesco, e quello del 2015 a Roma, per celebrare i 50 anni della dichiarazione Nostra Aetate, documento conciliare.







IL CORPO TRASCENDENTE
Personale di Federico Lombardo
La mostra comprende una selezione di opere degli ultimi quattro anni  di lavoro dell’artista, opere che mettono in risalto le dinamiche e le tensioni interne di una pittura in conflitto con se stessa, che esprime in sé, nella stesura del colore al limite del concetto pittorico, un profondo desiderio di afferrare una pura essenza irraggiungibile, l’essenza dell’uomo, fatto di corpo e di un’ anima profonda.
In mostra ci sono grandi volti, che da sempre risultano essere un codice fondamentale per l’artista, che gli consente di instaurare una relazione diretta, empatica con lo spettatore. Volti in cui non c’è una ricerca iperrealista del dettaglio, sono grandi icone astratte, dai tratti caratterizzati  da appena impercettibili movimenti.
Il linguaggio dell’artista è figurativo ma non è un realista, la sua pittura è concettuale e culmina con una spiazzante, astratta, tecnica digitale.
Vediamo anche esposta una composizione dalla costruzione quasi architettonica, che  affonda  le sue radici nel classicismo, inteso come un reale recupero dei codici delle forme naturali, delle iconografie della storia, lontano da ogni convenzione narrativa ne vediamo la volontà precisa di trascendere le forme apparenti.
Gli acquerelli hanno in comune col digitale l’idea della dissoluzione, c’è una deriva del colore,quasi una perdita di controllo che appare opposta al digitale che ne esalta la perfezione.
In sostanza Lombardo è un artista che utilizza diverse tecniche con la stessa sensibilità, queste rappresentano spunti di riflessione, occasioni di crescita e consapevolezza che derivano da una pratica artistica quotidiana.

 
 
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